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Cenni Storici 

Monza, già importante vicus romano, divenne centro di fondamentale importanza in epoca longobarda. Teodolinda, principessa bavara di fede cattolica, vedova di Autari e sposa del re longobardo Agilulfo, scelse Monza come residenza estiva della corte facendovi edificare un palazzo e, nel 595, una cappella palatina che costituì il primo nucleo storico del Duomo dedicato a san Giovanni Battista, dotato dalla regina di una rendita e di un tesoro.

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Alla donazione di Teodolinda è da ricondurre l'arrivo a monza della Corona Ferrea, capolavoro di oreficeria gota che conserva al suo interno una lamina ricavata, secondo la tradizione, da uno dei chiodi della Croce di Cristo.
Lo stesso vincitore dei Longobardi, il franco Carlo Magno, venne incoronato re d'Italia con la Corona del Ferro, in ragione della sacralità conferita al diadema dalla presenza di tanto importante e significativa reliquia.
Nel XII secolo l'imperatore Federico Barbarossa adottò a Monza quale sua sede preferita; in città tenne splendida corte e fu incoronato re d'Italia. Possiamo fare risalire a questo periodo la nascita del Comune monzese che troverà il suo simbolo distintivo nell'Arengario, il palazzo civico destinato a contrapporsi idealmente al Duomo, centro del potere religioso.
Inevitabilmente coinvolta nella lotta tra le famiglie milanesi dei Torriani e dei Visconti, Monza, dopo un lungo assedio, nel 1324 cadde in mano ai Visconti. Il XIV secolo portò grandi novità sul piano artisico ed urbanistico. L'anno 1300, primo Giubileo nella storia della cristianità, vide l'inizio della ricostruzione del Duomo, promossa da Matteo Visconti.
Nel 1325 i Visconti gettarono le prime fondamenta del Castello e, nel 1333, Azzone Visconti innalzò oltre tre chilometri di mura a fortificare il borgo. La vita monzese fu segnata, al contempo, dalle lotte che contraddistinsero le diverse successioni in casa Visconti. Alla morte di Filippo Maria, avvenuta ne 1447, il Comune si schierò risolutamente a favore della neonata Repubblica Ambrosiana, contro Francesco Sforza, pretendete alla signoria e dopo un lungo assedio, Monza dovette capitolare di fronte al condottiero. E' con questo episodio che possiamo dire definitivamente conclusa la stagione storica del Comune monzese.
Il Medioevo termina consegnando al periodo successivo un centro ricco di insediamenti religiosi e monastici, dotato di una sua ben precisa configurazione urbanistica.
I secoli XVI e XVII furono funestati da guerre, carestie e pestilenze che decimarono la popolazione. Il dominio spagnolo coincise con la riduzione a feudo della città e del suo territorio: tra i signori avvicendatisi nel dominio di Monza, vanno ricordati i De Leyva, famiglia cui appartenne la celeberrima Monaca di Monza (Virginia De Leyva), e succesivamente i banchieri Durini. Nel 1706 si registrò il passaggio dal dominio spagnolo a quello austriaco. Per Monza il cambiamento coincise con una vera e propria rinascita. Gli interventi più rimarchevoli dell'epoca sono da individuare nell'abbattimento delle mura, in una serie di campagne decorative nel Duomo e nelle chiese monzesi, che richiamarono in città i maggiori artisti lombardi del tempo e nella costruzione della Villa Reale (1777-1780).
La soppressione delle proprietà religiose voluta da Giuseppe II favorì l'insediamento di unità manifatturiere e portò all'espansione della città oltre la cerchia muraria medioevale.
Ma alle porte della storia bussava ormai l'astro napoleonico: il 26 maggio 1805, nel Duomo di Milano, Napoleone Bonaparte venne incoronato Re d'Italia con la Corona del Ferro.
A lasciare un'impronta positiva nelle vicende storiche cittadine fu il Vicerè d'Italia Eugenio di Beauharnais. Su sua iniziativa nacque, con decreto controfirmato da Napoleone nel 1806, il "grande Parco Reale" con un'estensione di 800 ettari. Il dominio francese portà al definitivo abbattimento del Castello Visconteo (1809) e alla ristrutturazione e razionalizzazione del sistema viario. La sconfitta di Waterloo comportò il ritorno del Lombardo-Veneto sotto l'egida della casa Asburgo. Ancora una volta, i sovrani viennesi operarono a favore di Monza: dall'apertura di nuove strade come la via Ferdinandea (attuale via Vittorio Emanuele) alla realizzazione del ponte dei Leoni (che nel 1842 sostituì il romano ponte di Arena) e all'introduzione dell'illuminazione notturna con le lampade. Il processo di crescita e di sviluppo era destinato a proseguire anche dopo la raggiunta Unità d'Italia con la Casa Savoia. Si strinsero i legami con Milano e crebbe la fortuna industriale e commerciale di Monza che divenne in questi anni uno dei centri propulsori dell'economia lombarda e nazionale con l'affermazione della lavorazione del feltro e la conseguente industria del cappello.
Parallelamente alla vita economica, anche quella culturale e sociale ricevette benefici influssi dalla presenza della Corte dei Savoia in Villa Reale. La stagione di Monza come residenza dei reali era tuttavia destinata a terminare tragicamente il 29 luglio 1900 con l'assassinio di re Umberto I, per mano dell'anarchico Gaetano Bresci. A ricordo del luttuoso evento venne eretta la Cappella Espiatoria.
Nel 1922 venne realizzato nel parco l'Autodromo Nazionale che diverrà famoso negli anni e porterà il nome di Monza nel mondo.
Con i suoi 122.000 abitanti, Monza, capoluogo della Brianza, è ora un importante centro industriale e residenziale.
Il Centro ed i suoi monumenti 

La visita alla città inizia nella centrale e raccolta piazza del Duomo, dominata dalla facciata marmorea della chiesa e dall'austera mole del vicino campanile. Sorto e sviluppatosi sulla sede dell'oraculum longobardo del VI sec. d.C. e dedicato dalla regina Teodolinda a san Giovanni Battista, il Duomo rappresenta un fantastico tesoro di memorie fermate per sempre nella pietra, nelle tele, negli affreschi.

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Secondo una leggenda tardomedioevale, alla regina Teodolinda che aveva fatto voto di erigere una chisa in onore di Dio e san Giovanni Battista, una voce celste predisse che lo Spirito Santo, in forma di colomba, avrebbe indicato il luogo per la costruzione. Teodolinda, partita per un lungo viaggio, si fermò sulle sponde del fiume Lambro per riposare all'ombra di un grande albero dove le apparve la colomba e una voce le disse: "modo", invitandola a rimanere; la regina fu pronta a rispondere "etiam", acconsentendo così alla costruzione della nuova basilica proprio in quel luogo. Dall'unione delle due parole, Modoetia, nacque l'antico nome di Monza.
La Basilica monzese fu completamente ricostruita a partire dall'anno 1300 sulle rovine della chiesa longobarda; gli interventi trecenteschi portarono alla realizzazione di una chiesa con pianta a croce latina e triburio ottagonale. Nella seconda metà del secolo si assiste all'aggiunta delle cappelle laterali e all'ampliamento, su progetto di Matteo da Campione, della facciata a vento in marmi policromi bianchi e verdi sotto l'influsso del gotico pisano. L'elegante protiro che impreziosisce l'unico accesso al tempio è rinascimentale: la statua di san Giovanni Battista che campeggia sul protiro è una copia dell'originale (sec. XIV), oggi conservata nell'annesso Museo. Grande rilievo storico e documentario riveste la lunetta sovrastante il bel portale, prima raffigurazione iconografica di alcuni pezzi del tesoro tuttora conservati nel Museo del Duomo. Nel 1557, l'originario interno gotico a capriate venne profondamente modificato in virtù dell'adottata copertura a volte.
Di venti anni posteriore è il prolungamento del coro, eseguito su disegno di Ercole Turati cui si deve pure (1592-1606) il progetto del massiccio e tuttavia slanciato campanile in cotto.
L'interno della chiesa rappresenta un'ideale galleria delle diverse tendenze presenti in Lombardia del barocco e del rococò. Di grande interesse al riguardo è l'Albero della Croce, grandioso affresco sulla parete meridionale del transetto, opera attribuita all'Arcimboldo (1556); degni di nota anche gli affreschi del Gilardi (tiburio) ed i dipinti del Carloni (voltine delle navatelle). Di grande rilievo, sul lato sinistro della navata centrale, l'evangelicatorio trecentesco di Matteo da Campione, con figure a rilievo di apostoli ed evangelisti. Fra presbiterio e coro si erge la mole dell'altare neoclassico dell'Appiani e, antistante ad esso, si può ammirare il paliotto argenteo dell'altar maggiore, opera trecentesca di grande pregio in lamina dorata sbalzata a forte rilievo, con scene della vita di san Giovanni Battista, realizzata da Brogino del Pozzo. Nella prima cappella a sinistra si trova il Battistero, opera seicentesca di Ercole Turati.
L'unica sopravvivenza della decorazione quattrocentesca è costituita dal prezioso ciclo di affreschi che rivestono le pareti della cappella di Teodolinda che si apre a sinistra dell'altar maggiore. Gli affreschi, eseguiti dagli Zavattari, costituiscono un vero capolavoro del gotico internazionale; straordinario per ampiezza e completezza, il ciclo celebra la figura della mitica fondatrice del Duomo, snodandosi in 45 scene su cinque registri sovrapposti. Nella cappella di Teodolinda si conserva la Corona del Ferro (V sec.), autentico capolavor d'oreficeria antica; la corona è formata da sei placche rettangolari d'oro legate tra loro da cerniere e da un anello interno in metallo che una tradizione, rafforzata dall'approvazione ecclesisastica, vuole essere ricavato da uno dei chiodi della Passione di Cristo.
Ogni placca è decorata con gemme, rosette d'oro e smalti cloisonnés. Con la Corona del Ferro furono incoronati in epoca medioevale re ed imperatori; fra le incoronazioni, si ricordano quelle di Corrado di Svevia, Federico Barbarossa, Carlo IV di Boemia, Federico III di Asburgo, Carlo V: la più famosa di tutte rimane quella che vide protagonista Napoleone Bonaparte, mentre l'ultima è quella di Ferdinando I d'Austria.
Dal transetto di destra, attraverso il grazioso chiostro del settecentesco cimiterino, si accede al Museo, ove si conservava il tesoro del Duomo.

Il Museo custodisce il famoso tesoro della Basilica, costituito da una ricca raccolta di cimeli d'arte barbarica databili tra il IV e il IX secolo, oltre ad altri preziosi oggetti di epoche successive. Tra i pezzi più pregiati ricordiamo il dittico eburneo di Stilicone (IV-V Sec.), il dittico di Davide e Gregorio e quello del Poeta ed ella Musa (VI sec.). Di grande interesse sono le sedici ampolline palestinesi in piombo (VI-VII sec.), istoriate con episodi dei Vangeli, documento iconografico d'inestimabile valore che nell'insieme costituisce la raccolta più ricca che si conservi al mondo. Il gruppo degli oggetti di provenienza longobarda rappresenta il cuore del Tesoro per la bellezza dell'oro e delle pietre preziose, per il fascino dell'elaborazione e della creazione artistica, per l'irripetibile testimonianza dello sfarzo e della magnificenza regale caratterizzante la corte. Si va dalla celeberrima Chioccia con pulcini, alla Croce votiva di Agilulfo; dalla Corona votiva di Teodolinda al Pettine ed al Ventaglio attribuiti al corredo della regina; dall'elaboratissimo Reliquiario del dente di san Giovanni alla Crocetta detta di Adaloaldo (arte sirianica del VI sec.); dalla tazza di zaffiro alla Croce di Berengario del IX secolo.
Non vanno dimenticati le antiche stoffe paleocristiane, gli arazzi milleflurs, i raffinati argenti del XIV secolo come il calice detto di Giangaleazzo Visconti (fine del XIV sec.), gli avori preziosi della stessa epoca (il trittico della Madonna e i Santi, riconducibile all'attività della bottega degli Embriachi).
Interessante è inoltre l'antica collezione di argenterie lombarde dei secoli XVI-XIX. La rassegna si chiude con la serie di 9 arazzi di epoca rinascimentale, riproducenti scene di vita del Battista.

Percorsa la via Italia si raggiunge piazza Roma dove si trova l'antico palazzo comunale, detto Arengario (dal latino arengarius, derivato dal germanico hari-hring, luogo per assemblee). Il palazzo sorge in posizione pressochè contigua al Duomo, a significare anche visivamente, la contrapposizione di poteri - religioso e civile - che anche a Monza contraddistinse il periodo comunale. Eretto verso la fine del XIII secolo, presenta a piano terra un ampio porticato e al primo piano una grande aula destinata alle adunanze ed assemblee che si apre con un balconcino a loggetta (la "parlera") dalla quale si leggevano i decreti emanati dal comune. Risale invece al XV secolo la torre campanaria a merlatura ghibellina (coda di rondine) del lato nord.
La Villa Reale ed il Parco

La Villa Reale di Monza fu costruita tra il 1777 e il 1780 dall'imperial regio architetto Giuseppe Piermarini per volere dell'arciduca Ferdinando d'Asburgo, Governatore Generale della Lombardia austriaca, grazie al cospicuo finanziamento (settantamila zecchini) elargito dalla madre, l'imperatrice Maria Teresa d'Austria. La Villa fu, con gli Asburgo residenza arciducale (Ferdinando, Ranieri), con i francesi vicereale (Eugenio di Beauharnais) ed infine reale (Vittorio Emanuele II, Umberto I).

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La soluzione planimetrica ad "U" adottata per la villa monzese è riconducibile all'impianto tipico delle ville lombarde settecentesche; dal corpo centrale, sviluppato su due soli piani, si allungano anteriormente due ali della stessa altezza terminanti con due avancorpi cubici più bassi - la Cappella di Corte a sinistra e la Cavallerizza a destra - che danno origine al cortile d'onore. Un'ampia "anticorte" semicircolare ed altri due edifici tangenti il corpo a "U" e destinati ai servizi, conferiscono al complesso una solenne monumentalità. Il corpo principale si sviluppa su due piani e la facciata dall'andamento orizzontale scandito da due ordini di finestre, è movimentata al centro dal volume della scalinata che enfatizza il nucleo principale dell'edificio, concluso in alto dal belvedere. Al solo corpo nobile, fondale prospettico e simbolo del potere politico, è riservata l'applicazione degli ordini classici; al suo interno, erano situati gli appartamenti arciducali e quelli per ricevere e intrattenere gli ospiti. Le due ali nobili erano invece adibite ad alloggio dei visitatori e dei domestici: i primi, sistemati nei piani principali, gli altri nei sovrapposti mezzanini. Le parti rustiche furono organizzate per accogliere le scuderie con le rimesse delle carrozze, le cucine - dove successivamente trovà posto il Teatrino di Corte costruito all'inizio dell'Ottocento da Luigi Canonica - il Serrone e la Rotonda delle Serre.
Gli interni del corpo principale della villa sono tutti impostati, in pianta, sulla figura modulare del quadrato e si presentano nel complesso piuttosto uniformi, eccezion fatta per l'atrio ottagonale in cui evidente appare l'influsso del Vanvitelli. L'atrio medesimo costituisce il vestibolo alla grande sala da ballo a doppia altezza, fulcro delle visuali prospettiche verso Milano e verso i giardini. Di grande interesse, all'interno, gli appartementi reali di Umberto e Margherita, situati nell'ala sud del primo piano nobile, nonchè la cappella, felicissima elaborazione piermariniana a pianta centrale. Dedicata all'Immacolata, la piccola chiesa supera in ricchezza decorativa ogni altro ambiente della Villa, che pure aveva conosciuto nel disegno di stucchi, intagli lignei, mobili e suppellettili il contributo straordinario del genio di Giocondo Albertolli, Alessandro Sanquirico, Giuliano Traballesi. Sul fronte pittorico, una citazione merita nella Rotonda il ciclo di affreschi di Andrea Appiani dedicato al mito di Amore e Psiche, mediato attraverso "L'Asino d'oro" di Apuleio. Annessi alla Villa sono i Giardini, primi in Italia concepiti secondo le modalità tipologiche del giardino "all'inglese", con ricche e rare essenze floreali, macchie di alberi alternate a distese di prati, grotte, acque che scorrono seguendo percorsi sinuosi, piccole cascate e specchi d'acqua, un piccolo tempio dorico che si specchia nelle acque di un laghetto, una collina artificiale percorsa da sentieri e la neogotica torretta Viscontea.

Nei pressi della Villa Reale, sul lato destro del grande viale che fa da ingresso monumentale al complesso della Villa, si innalza la Cappella Espiatoria (1910) eretta sul luogo dell'assassinio di re Umberto I, ucciso il 29 luglio 1900 dall'anarchico Gaetano Bresci. Dalla base a sacello, si eleva una colonna rastremata a sezione quadrata, alta 35 metri che presenta sui lati nord e sud due grandi croci latine in alabastro, di 12 metri. Sulla sommità della stele, in bronzo, i simboli reali e una corona mentre sopra la porta d'ingresso del sacello è collocata la Pietà, opera scultorea di Ludovico Pogliaghi.

Il 14 settembre 1805 venne emanato un decreto napoleonico per la costruzione, accanto alla Villa Reale e ai suoi giardini, di un "grande parco reale". nel 1806, sotto la spinta del viceré Eugenio di Beauharnais, venne data attuazione pratica al dettato di legge: la zona prescelta, a nord dell'abitato monzese lungo il fiume Lambro, comprendeva i parchi delle ville patrizie Mirabello e Mirabellino, l'area boschiva del "Bosco Bello", una zona di grande valore paesaggistico e naturalistico. Nelle intenzioni di Napoleone, il parco doveva avere funzioni, sia di svago, per il riposo e la caccia, sia di allevamento e produzione di animali e piante, nella logica della pubblica utilità. Gli architetti Canonica e Tazzini prima e Villoresi dopo, armonizzarono i vari elementi architettonici, paesaggistici e botanici, con grande maestria. Nel 1806 l'area delimitata era di 6.8 km quadrati (oggi la superficie del parco è di 7.5 km quadrati), confinante coi comuni di Monza, Biassono, Vedano al Lambro e Villasanta. L'anno successivo, l'architetto Carlo Fossati realizzò il muro di cinta (lungo 14 km) utilizzando materiale proveniente dalle rovine del castello visconteo. Si era così venuto a costituire il parco urbano recintato più esteso d'Europa. Il muro di cinta era originariamente interrotto da ben quattordici accessi dei quali oggi restano le cinque porte che prendono il nome dalle località sulle quali si affacciano: Monza, Vedano, San Giorgio, Villasanta e Biassono.
Consolidato l'imbianto arboreo, che l'opera instancabile dei Villoresi arricchì in maniera straordinaria per qualità e quantità, il parco fu aperto al pubblico nel 1817 fino al 1857 e poi dopo il 1919.
Nel 1919 Villa Reale e Parco vennero concesse al Demanio e in seguito, per Regio Decreto, finirono in possesso dell'Opera Nazionale Combattenti. Nel 1920 si verificò la concessione al Consorzio costituito dai Comuni di Monza, Milano e dall'Umanitaria.
Nel 1922 venne concessa l'autorizzazione alla costruzione, all'interno del parco, dell'Autodromo Nazionale.
Attualmente le aree libere del parco disponibili ad uso pubblico sfiorano i 5 milioni di metri quadrati (di cui 350.000 di pertinenza dei Giardini).
Il Parco di Monza, negli ultimi anni, è entrato a far parte integrante del territorio controllato dal Consorzio del Parco e della Valle del Lambro, ente che persegue scopi di riqualificazione e valorizzazione ambientali.

Il parco deve la sua bellezza non soltanto alla ricca vegetazione ma anche alla presenza di edifici di notevole interesse. La Villa Mirabello, attualmente sede dell'amministrazione del parco, fu costruita nel 1656 su progetto dell'architetto Gerolamo Quadrio e appartenne alla famiglia Durini.
L'edificio presenta una struttura ad "U" aperta sulla corte d'onore e sul paesaggio con un porticato a tre fornici, dai quali si accede ad un grande salone centrale a doppia altezza affrescato nel Settecento da Cucchi. Le due ali laterali della villa ospitano la cappella di famiglia e le scuderie.
Di fronte alla Villa Mirabello sorge, in posizione assiale ed elevata, la Villa Mirabellino, fatta erigere nel 1776 dal Cardinale Angelo Maria Durini come depandance per gli ospiti. In origine le due ville, che presentano entrambe la pianta a "U", erano collegate scenograficamente da un viale di carpini che oggi si sta ripristinando.

L'acquisizione dei terreni necessari alla creazione del parco comportò l'annessione delle cascine e dei mulini preesistenti che vennero in seguito ristrutturati o ricostruiti con l'intento di "nobilitarli" architettonicamente.
Nei pressi della Villa Mirabello sorge il Mulino del Cantone, ristrutturato dal Tazzini (1840) con fronte neoclassica a cavallo di una roggia e torre merlata in mattoni del XIV sec. Nel parco sorgevano in tutto cinque mulini ma l'unico che conserva una ruota a pale ancora funzionante è quello della cascina Mulini Asciutti. L'architetto Canonica progettò alcuni edifici come la Cascina Frutteto, con facciata ad arcate e torretta neoclassica; in posizione dominante è situata la Cascina S. Fedele di forme neogotiche, rivestita da marmi in parte recuperati dalla demolita chiesa milanese di S. Maria di Brera (le splendide bifore sono opera dello scultore Giovanni di Balduccio).
Altri edifici degni di nota sono la Cascina Casalta, bell'esempio di architettura rurale lombarda con un fabbricato a corpo doppio, la Cascina del Serraglio, la Cascina Cernuschi e la Fagianaia Reale, progettata dal Tazzini, che oggi ospita un ristorante.

Le acque del fiume Lambro attraversano il parco e un tempo davano vita, grazie a un sistema di chiuse, a una rete di rogge che azionavano i mulini; dopo aver costeggiato all'esterno le mura di cinta, il Lambro entra nel parco fra le porte di S. Giorgio e di Villasanta e, con un percorso tortuoso, descrive nei pressi della Villa Mirabello un ampio semicerchio prima di uscire dal parco nei pressi del convento francescano di S. Maria della Grazie. Dei ponti, degno di nota è il Ponte delle Catene, opera del Canonica, a due arcate con parapetti di tronchi di granito uniti da catene.

La parte settentrionale del parco è occupata dall'Autodromo Nazionale, sorto nel 1922 per iniziativa dell'Automobile Club di Milano. Per costruire l'Autodromo venne costituita la S.I.A.S. - Società Incremento Automobilismo Sport - società federata all'Automobile Club d'Italia, che si occupa attualmente della gestione dell'impianto.
I lavori per la realizzazione dell'Autodromo iniziarono il 26 febbraio 1922 su progetto dell'architetto Rosselli e dell'ingegner Puricelli e si conclusero dopo 110 giorni di alacre lavoro. L'impianto motoristico rappresenta un "tempio sacro" per i cultori di automobilismo e motociclismo.
Teatro leggendario di imprese altrettanto leggendarie, l'Autodromo costituisce il fiore all'occhiello di Monza sportiva.
Incessantemente migliorato con le più moderne tecnologie, risulta tutt'oggi uno dei tracciati più impegnativi ed al contempo sicuri per i piloti. Da qui il largo favore incontrato tra sportivi ed appassionati, come testimoniano dalle centinaia di migliaia di spettatori che assiepano le tribune in occasione delle diverse manifestazioni.
L'autodromo monzese comprende la pista da Gran Premio (m. 5.793), la pista Junior (m. 2.405) e la pista di alta velocità (m. 4.250). La capacità ricettiva dell'impianto è di circa 135.000 spettatori e di circa 75.000 posti a sedere.

Il Golf Club Milano, che sorge nella fascia a nord-est del parco in mezzo al verde degli alberi e dei prati, fu costruito nel 1928 su progetto degli architetti Blandford e Gannon.
Il Golf Club agli inizi contava solo su un percorso a nove buche, ampliato poi a diciotto buche; per l'alto livello tecnico e la completatezza dell'impianto, il Golf ha spesso ospitato l'Open d'Italia e prestigiose gare di livello internazionale.
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Comune Monza
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Brescia
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Esposizioni e Musei

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Tel: +39 - 02796334
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Via Brera 28, MILAN
Tel: +39 - 02722631

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Monza

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Colmar (Abbigliamento, articoli e attrezzature sportivi)
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Tel. +39 - 039.39431

Fedeli999 Factory Store (Abbigliamento e cashmere)
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Arcore

Bagutta CIT (Abbigliamento uomo e donna, camicie)
Via Matteucci, 19
Tel. +39 - 039.60681

Concorezzo

Frette (Biancheria per la casa)
Strada provinciale, 2 ang. Via I Maggio
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Triuggio

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