La Villa Reale di Monza fu costruita tra il 1777 e il 1780 dall'imperial regio architetto Giuseppe Piermarini per volere dell'arciduca Ferdinando d'Asburgo, Governatore Generale della Lombardia austriaca, grazie al cospicuo finanziamento (settantamila zecchini) elargito dalla madre, l'imperatrice Maria Teresa d'Austria. La Villa fu, con gli Asburgo residenza arciducale (Ferdinando, Ranieri), con i francesi vicereale (Eugenio di Beauharnais) ed infine reale (Vittorio Emanuele II, Umberto I).
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La soluzione planimetrica ad "U" adottata per la villa monzese è riconducibile all'impianto tipico delle ville lombarde settecentesche; dal corpo centrale, sviluppato su due soli piani, si allungano anteriormente due ali della stessa altezza terminanti con due avancorpi cubici più bassi - la Cappella di Corte a sinistra e la Cavallerizza a destra - che danno origine al cortile d'onore. Un'ampia "anticorte" semicircolare ed altri due edifici tangenti il corpo a "U" e destinati ai servizi, conferiscono al complesso una solenne monumentalità. Il corpo principale si sviluppa su due piani e la facciata dall'andamento orizzontale scandito da due ordini di finestre, è movimentata al centro dal volume della scalinata che enfatizza il nucleo principale dell'edificio, concluso in alto dal belvedere. Al solo corpo nobile, fondale prospettico e simbolo del potere politico, è riservata l'applicazione degli ordini classici; al suo interno, erano situati gli appartamenti arciducali e quelli per ricevere e intrattenere gli ospiti. Le due ali nobili erano invece adibite ad alloggio dei visitatori e dei domestici: i primi, sistemati nei piani principali, gli altri nei sovrapposti mezzanini. Le parti rustiche furono organizzate per accogliere le scuderie con le rimesse delle carrozze, le cucine - dove successivamente trovà posto il Teatrino di Corte costruito all'inizio dell'Ottocento da Luigi Canonica - il Serrone e la Rotonda delle Serre.
Gli interni del corpo principale della villa sono tutti impostati, in pianta, sulla figura modulare del quadrato e si presentano nel complesso piuttosto uniformi, eccezion fatta per l'atrio ottagonale in cui evidente appare l'influsso del Vanvitelli. L'atrio medesimo costituisce il vestibolo alla grande sala da ballo a doppia altezza, fulcro delle visuali prospettiche verso Milano e verso i giardini. Di grande interesse, all'interno, gli appartementi reali di Umberto e Margherita, situati nell'ala sud del primo piano nobile, nonchè la cappella, felicissima elaborazione piermariniana a pianta centrale. Dedicata all'Immacolata, la piccola chiesa supera in ricchezza decorativa ogni altro ambiente della Villa, che pure aveva conosciuto nel disegno di stucchi, intagli lignei, mobili e suppellettili il contributo straordinario del genio di Giocondo Albertolli, Alessandro Sanquirico, Giuliano Traballesi. Sul fronte pittorico, una citazione merita nella Rotonda il ciclo di affreschi di Andrea Appiani dedicato al mito di Amore e Psiche, mediato attraverso "L'Asino d'oro" di Apuleio. Annessi alla Villa sono i Giardini, primi in Italia concepiti secondo le modalità tipologiche del giardino "all'inglese", con ricche e rare essenze floreali, macchie di alberi alternate a distese di prati, grotte, acque che scorrono seguendo percorsi sinuosi, piccole cascate e specchi d'acqua, un piccolo tempio dorico che si specchia nelle acque di un laghetto, una collina artificiale percorsa da sentieri e la neogotica torretta Viscontea.
Nei pressi della Villa Reale, sul lato destro del grande viale che fa da ingresso monumentale al complesso della Villa, si innalza la Cappella Espiatoria (1910) eretta sul luogo dell'assassinio di re Umberto I, ucciso il 29 luglio 1900 dall'anarchico Gaetano Bresci. Dalla base a sacello, si eleva una colonna rastremata a sezione quadrata, alta 35 metri che presenta sui lati nord e sud due grandi croci latine in alabastro, di 12 metri. Sulla sommità della stele, in bronzo, i simboli reali e una corona mentre sopra la porta d'ingresso del sacello è collocata la Pietà, opera scultorea di Ludovico Pogliaghi.
Il 14 settembre 1805 venne emanato un decreto napoleonico per la costruzione, accanto alla Villa Reale e ai suoi giardini, di un "grande parco reale". nel 1806, sotto la spinta del viceré Eugenio di Beauharnais, venne data attuazione pratica al dettato di legge: la zona prescelta, a nord dell'abitato monzese lungo il fiume Lambro, comprendeva i parchi delle ville patrizie Mirabello e Mirabellino, l'area boschiva del "Bosco Bello", una zona di grande valore paesaggistico e naturalistico. Nelle intenzioni di Napoleone, il parco doveva avere funzioni, sia di svago, per il riposo e la caccia, sia di allevamento e produzione di animali e piante, nella logica della pubblica utilità. Gli architetti Canonica e Tazzini prima e Villoresi dopo, armonizzarono i vari elementi architettonici, paesaggistici e botanici, con grande maestria. Nel 1806 l'area delimitata era di 6.8 km quadrati (oggi la superficie del parco è di 7.5 km quadrati), confinante coi comuni di Monza, Biassono, Vedano al Lambro e Villasanta. L'anno successivo, l'architetto Carlo Fossati realizzò il muro di cinta (lungo 14 km) utilizzando materiale proveniente dalle rovine del castello visconteo. Si era così venuto a costituire il parco urbano recintato più esteso d'Europa. Il muro di cinta era originariamente interrotto da ben quattordici accessi dei quali oggi restano le cinque porte che prendono il nome dalle località sulle quali si affacciano: Monza, Vedano, San Giorgio, Villasanta e Biassono.
Consolidato l'imbianto arboreo, che l'opera instancabile dei Villoresi arricchì in maniera straordinaria per qualità e quantità, il parco fu aperto al pubblico nel 1817 fino al 1857 e poi dopo il 1919.
Nel 1919 Villa Reale e Parco vennero concesse al Demanio e in seguito, per Regio Decreto, finirono in possesso dell'Opera Nazionale Combattenti. Nel 1920 si verificò la concessione al Consorzio costituito dai Comuni di Monza, Milano e dall'Umanitaria.
Nel 1922 venne concessa l'autorizzazione alla costruzione, all'interno del parco, dell'Autodromo Nazionale.
Attualmente le aree libere del parco disponibili ad uso pubblico sfiorano i 5 milioni di metri quadrati (di cui 350.000 di pertinenza dei Giardini).
Il Parco di Monza, negli ultimi anni, è entrato a far parte integrante del territorio controllato dal Consorzio del Parco e della Valle del Lambro, ente che persegue scopi di riqualificazione e valorizzazione ambientali.
Il parco deve la sua bellezza non soltanto alla ricca vegetazione ma anche alla presenza di edifici di notevole interesse. La Villa Mirabello, attualmente sede dell'amministrazione del parco, fu costruita nel 1656 su progetto dell'architetto Gerolamo Quadrio e appartenne alla famiglia Durini.
L'edificio presenta una struttura ad "U" aperta sulla corte d'onore e sul paesaggio con un porticato a tre fornici, dai quali si accede ad un grande salone centrale a doppia altezza affrescato nel Settecento da Cucchi. Le due ali laterali della villa ospitano la cappella di famiglia e le scuderie.
Di fronte alla Villa Mirabello sorge, in posizione assiale ed elevata, la Villa Mirabellino, fatta erigere nel 1776 dal Cardinale Angelo Maria Durini come depandance per gli ospiti. In origine le due ville, che presentano entrambe la pianta a "U", erano collegate scenograficamente da un viale di carpini che oggi si sta ripristinando.
L'acquisizione dei terreni necessari alla creazione del parco comportò l'annessione delle cascine e dei mulini preesistenti che vennero in seguito ristrutturati o ricostruiti con l'intento di "nobilitarli" architettonicamente.
Nei pressi della Villa Mirabello sorge il Mulino del Cantone, ristrutturato dal Tazzini (1840) con fronte neoclassica a cavallo di una roggia e torre merlata in mattoni del XIV sec. Nel parco sorgevano in tutto cinque mulini ma l'unico che conserva una ruota a pale ancora funzionante è quello della cascina Mulini Asciutti. L'architetto Canonica progettò alcuni edifici come la Cascina Frutteto, con facciata ad arcate e torretta neoclassica; in posizione dominante è situata la Cascina S. Fedele di forme neogotiche, rivestita da marmi in parte recuperati dalla demolita chiesa milanese di S. Maria di Brera (le splendide bifore sono opera dello scultore Giovanni di Balduccio).
Altri edifici degni di nota sono la Cascina Casalta, bell'esempio di architettura rurale lombarda con un fabbricato a corpo doppio, la Cascina del Serraglio, la Cascina Cernuschi e la Fagianaia Reale, progettata dal Tazzini, che oggi ospita un ristorante.
Le acque del fiume Lambro attraversano il parco e un tempo davano vita, grazie a un sistema di chiuse, a una rete di rogge che azionavano i mulini; dopo aver costeggiato all'esterno le mura di cinta, il Lambro entra nel parco fra le porte di S. Giorgio e di Villasanta e, con un percorso tortuoso, descrive nei pressi della Villa Mirabello un ampio semicerchio prima di uscire dal parco nei pressi del convento francescano di S. Maria della Grazie. Dei ponti, degno di nota è il Ponte delle Catene, opera del Canonica, a due arcate con parapetti di tronchi di granito uniti da catene.
La parte settentrionale del parco è occupata dall'Autodromo Nazionale, sorto nel 1922 per iniziativa dell'Automobile Club di Milano. Per costruire l'Autodromo venne costituita la S.I.A.S. - Società Incremento Automobilismo Sport - società federata all'Automobile Club d'Italia, che si occupa attualmente della gestione dell'impianto.
I lavori per la realizzazione dell'Autodromo iniziarono il 26 febbraio 1922 su progetto dell'architetto Rosselli e dell'ingegner Puricelli e si conclusero dopo 110 giorni di alacre lavoro. L'impianto motoristico rappresenta un "tempio sacro" per i cultori di automobilismo e motociclismo.
Teatro leggendario di imprese altrettanto leggendarie, l'Autodromo costituisce il fiore all'occhiello di Monza sportiva.
Incessantemente migliorato con le più moderne tecnologie, risulta tutt'oggi uno dei tracciati più impegnativi ed al contempo sicuri per i piloti. Da qui il largo favore incontrato tra sportivi ed appassionati, come testimoniano dalle centinaia di migliaia di spettatori che assiepano le tribune in occasione delle diverse manifestazioni.
L'autodromo monzese comprende la pista da Gran Premio (m. 5.793), la pista Junior (m. 2.405) e la pista di alta velocità (m. 4.250). La capacità ricettiva dell'impianto è di circa 135.000 spettatori e di circa 75.000 posti a sedere.
Il Golf Club Milano, che sorge nella fascia a nord-est del parco in mezzo al verde degli alberi e dei prati, fu costruito nel 1928 su progetto degli architetti Blandford e Gannon.
Il Golf Club agli inizi contava solo su un percorso a nove buche, ampliato poi a diciotto buche; per l'alto livello tecnico e la completatezza dell'impianto, il Golf ha spesso ospitato l'Open d'Italia e prestigiose gare di livello internazionale.