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AD collectro's edition
Sul finire dell'Ottocento, proprio di fronte alla Villa Reale di Monza, c'era un ristorante - l'Eden Savoia - dove più di una volta le dame di compagnia della regina e i gentiluomini della corte si recavano preferendolo alle mense del palazzo: la cucina dell'Eden Savoia era eccellente, e in più c'era un certo gusto della trasgressione, un po' come al Piccolo Trianon di Versailles. Dopo la drammatica sera del 29 luglio 1900, quando il re Umberto I viene assassinato mentre fa ritorno in carrozza alla villa, sorge accanto al ristorante una cappella tragicamente definita "della Espiazione", dove ogni 29 del mese si raccolgono i monarchici di fede più stretta e di più spietata intransigenza. Anche loro però debbono pure mangiare e il ristorante conosce un rinnovato prestigio che induce i proprietari a ristrutturare l'edificio perché diventi anche albergo: la fama dell'Eden Hotel Savoia è tale che il Comune vi dispone una fermata dei pittoreschi imperiali, i tram a due piani trainati da quattro cavalli.

E' mezzo secolo più tardi, tuttavia, che la gestione passa a una famiglia nobile nella storia dell'hôtellerie europea, quella dei Nardi: il capostipite era il proprietario del Grand Hotel Savoy di Sanremo nonché amico di Richard d'Oyly Carte, il leggendario fondatore del Savoy di Londra, e gli eredi avevano aggiunto al patrimonio di famiglia il Grand Hotel Milano a Brunate e il Bellevue di Cadenabbia, entrambi in provincia di Como, avendo come filosofia portante quella della qualità.

Tre anni fa la gestione dell'Eden Savoia, ribattezzato Hotel de la Ville, passa ai fratelli Arcangelo "Tani" e Luigi Nardi e questa filosofia diventa scienza: cioè ricerca, in evoluzione continua. I fratelli si sono laureati alla prima università internazionale dell'hôtellerie, quella di Losanna. Insieme, per anni, hanno lavorato nella pretigiosa catena alberghiera di Lord Forte, insieme frequentavano le più avanzate rassegne tecnologiche del settore in Europa e in America. E sono loro che acquistano una villa fine Ottocento adiacente al vecchio Eden per trasformarla in un prototipo di albergo dove portare la qualità del soggiorno ai livelli più alti. La quantità, invece, è un problema secondario. Le camere sono soltanto sette (cinque più due suite) alle quali si accede dalla hall ma anche dal garage sottostante: ovviamente con ascensore privato, e così l'automobile ritorna a essere una comodità e non una persecuzione.

Ogni stanza è diversa dall'altra, e in tutto, dai pavimenti ai soffitti: in mogano, rovere, noce, quercia se di legno, in travertino, botticino, verde alpi, rosso persiano, nero marquiña se di marmo, e in ogni caso differenti disegni. Ancora più diversificata è la ricerca dell'arredo, che unisce con raro buon gusto pezzi di alto design e mobili tradizionali raccolti con un'attenzione da collezionista dai migliori antiquari: sempre in sintonia con ogni relativo complemento, lampadari, tappeti, soprammobili, tendaggi, porcellane e anche oggetti di nobiltà storica, come gli astrolabi delle antiche marinerie, o di bizzarra curiosità, come i witch mirrors, quegli specchi deformanti che facevano ridere - ma spesso anche svenire - le gentildonne dell'età vittoriana. E non si è ancora parlato delle stampe, delle tele e delle preziose cornici d'epoca: sono più di 1200, per le sette stanze e le parti comuni - un salottino, la biblioteca, il biliardo - di questa accogliente struttura, forse più simile a una elegante club house che a un albergo tradizionale.

E sempre all'avanguardia. L'ultima novità - in corso di brevetto - è il monitor che ripete, nel bagno, l'audio e il video del televisore a 29 pollici collocato in camera, così che non si debba interrompere, per la toeletta, l'ascolto di un notiziario: non a caso è proprio all'Hotel de la Ville, che una giuria internazionale ha assegnato, l'hanno scorso, il primo premio del Business Hotel. Primo su cinque finalisti selezionati tra 650 alberghi d'alto rango, il meglio della Vecchia e della Nuova Europa.